lunedì 5 gennaio 2015

Arredo bagno ... il peso di un sanitario ne fa la qualità? Parte 2

Tempo fa in un articolo da me scritto parlavo di ceramica, in particolare della ceramica con cui si fanno sanitari, e promisi di riprendere e quindi approfondire l'argomento che, vi garantisco, è affascinante.
Non tutti sanno il lungo cammino che deve affrontare un lavabo, un sanitario, o magari una cassetta di scarico, prima di arrivare a casa nostra, a cosa deve il suo colore, la sua durezza e resistenza agli acidi e graffi, la sua stoica impassibilità ai maltrattamenti giornalieri a cui li sottoponiamo. Tutto inizia da uno stampo, non che lo stampo nasca già pronto, anzi la creazione dello stesso è sicuramente la parte più complicata, più artigianale e artistica di tutto il procedimento. Ma per complicare ancora più il tutto, prima ancora c'è chi disegna il modello, il designer come si chiama oggi, il soggetto che ha reso, almeno per quanto riguarda gli ultimi 30 anni, il nostro bagno un ambiente nuovo, più ricco, ricercato, vivibile per noi ed un vanto da mostrare agli amici. E' grazie a questa nuova figura che i nostri bagni hanno avuto questa trasformazione, pur mantenendo inalterata, per fortuna, la loro funzione.
Oggi parole come welness stanno entrando nel nostro lessico quotidiano, e sempre più abbinate a quel che riguarda la stanza da bagno, sì, “stanza” da bagno, in quanto ormai di vera e propria stanza si tratta. E non parlo soltanto di misure, ma anche di composizione, rifinitura, ricercatezza, dettagli, materiali e colori sempre nuovi, l'unica costanza è la ceramica, eterna e perfetta, colata in nuove forme ma sempre presente nella sua bellezza inalterabile. Torniamo al designer, il suo lavoro è una lunga ricerca tra funzione e innovazione, i suoi modelli si devono basare su profonde conoscenze tecniche di fattibilità effettiva e idraulica di funzionamento, immaginate un lavabo che non porti via bene l'acqua, o uno stampo di colatura che quando si apre spacchi il sanitario al suo interno. Da non dimenticare poi la creazione di un primo modello, o prototipo che sia, che dovrà essere presentato al committente, le varie correzioni da fare attraverso il confronto con tutte le parti coinvolte nel progetto, dai responsabili delle vendite ai direttori di produzione, alla ricerca di quella parte di mercato che si vuole raggiungere, costi e quindi prezzi orientativi di vendita, quantità minima che dovrà coprire le spese, e potrei continuare per pagine intere parlando di dettagli, tutte cose che esistono dietro la produzione di un semplice lavabo. Una volta superate queste fasi, il designer, con il prototipo approvato dal committente, si reca quindi dall'artigiano che dovrà creare lo stampo, stampo in gesso interamente fatto a mano e normalmente diviso in due o tre parti, per facilitare la futura estrazione della ceramica indurita al suo interno. 
Qui inizierà una nuova fase del cammino che dovrà fare il sanitario o lavabo che sia, prima di giungere nelle nostre case, nuova fase di cui vi parlerò in una delle prossime occasioni. Ma prima di salutarvi volevo rubarvi ancora pochi attimi per chiarire una cosa a cui tengo molto, forse per nazionalismo, forse perché sono un commerciante e mi piace vendere cose belle, ma la ceramica di cui parlo è la nostra, è quella italiana.
Tutte le fasi di produzione descritti, insieme a quelle di cui non vi ho ancora parlato esistono per il semplice motivo che noi facciamo cose belle, originali, noi non copiamo. Sarebbe sicuramente più facile ed economico - fotocopiare - il lavoro altrui, meno costi, meno ricerche, meno tempo. Quindi, quando leggiamo su un prodotto “Made in Italy”, non andiamo subito a vedere il prezzo, soffermiamoci anche solo per un attimo sulla sua forma, cerchiamo di sentire quello che c'è dietro, forse toccandolo nella giusta maniera sentiamo il sudore lasciato su quell'oggetto da tutte le mani che lo hanno aiutato a nascere, sudore sano, sudore di chi lavora, di chi crede e vuole credere che sta facendo qualcosa di buono, di bello. Ora potete anche girarlo quel cartellino, ma qualunque cosa ci sia scritta, viva il Made in Italy.

mercoledì 26 novembre 2014

Arredo bagno ... il peso di un sanitario ne fa la qualità?

Lo sapevate che il peso non fa la qualità? Strano inizio vero?

ora cerco di spiegarvi  da dove arriva un approccio così anomalo. Alcuni giorni fa sono stato invitato da degli amici a dare un parere su di una piccola discussione che stava avendo luogo tra di loro. Mi raccontarono tutto dall'inizio.
Era cominciato con le solite chiacchiere, “non esistono più le mezze stagioni, si stava meglio quando si stava peggio”, e via via le solite lamentele che si scambiano due persone non più giovanissime che faticano a stare al passo con i tempi, con i figli che ormai li vedono come esseri strani, e un continuo affanno per stare pari con la tecnologia che va sempre più di corsa.
Comunque così via dicendo, si era arrivato a parlare di ristrutturazione, si, ristrutturazione,una parola lunga, ma non lunga abbastanza da descrivere il caos che normalmente porta all'interno di una casa. Uno dei due, volendo essere precisi il signor Luzzi, proprio in quel periodo aveva avuto, ma credo più la signora (santa donna), la malaugurata idea di fare alcuni lavori all'interno della propria abitazione. Piccole cose naturalmente, alcuni ritocchi, la classica imbiancata alla cucina che con il tempo aveva perso un po di luce, alcuni mobili da rinnovare, sedie più comode (ma per il Luzzi solo più costose), tende e così via, fino a finire lì dove nessuno vorrebbe mai arrivare, ma dove tutti si arriva prima o poi, alla stanza da bagno. Chi lo ha già fatto sa di cosa parlo, la ristrutturazione della stanza da bagno è una cosa complicata, già la scelta dei sanitari non è una cosa facile, bisogna tener conto di volumi (le misure dei sanitari), scarichi (sanitari sospesi o a pavimento), carichi (cassetta alta, cassetta bassa, cassetta incassata), uno,due o tre fori per la rubinetteria (altra scelta non semplicissima), il lavabo, ormai sempre più oggetto di arredamento (sospeso, da appoggio, su colonna), doccia, vasca e via dicendo.
Ora non facciamo che quello che sto dicendo faccia da deterrente, vendo arredo bagno, non dimentichiamolo, anzi, la fatica e l'impegno pagano, ve lo dico per esperienza, non c'è stanza che vi darà più soddisfazione cambiare e rinnovare della stanza da bagno, giustamente ritenuta ormai la stanza del nostro benessere, della nostra intimità. Ma torniamo all'inizio, alla discussione tra i due amici alla quale ero stato chiamato a prendere parte in quanto sicuramente conoscitore dell'argomento. La domanda, e quindi il disaccordo, era nato dalla seguente questione. I sanitari di oggi pesano meno di quelli di un tempo? E di conseguenza si è abbassata la qualità degli stessi? Era il signor Luzzi che aveva tirato fuori questo argomento, in quanto avendo da poco acquistato sanitari nuovi, procedendo quindi allo smontaggio di quelli vecchi, aveva notato la non poca differenza di peso, tra gli uni e gli altri. Quelli vecchi pesavano molto di più, e quindi a suo avviso, pur essendo quelli nuovi prodotti sempre in Italia, la qualità della ceramica si era molto abbassata rispetto ad alcuni anni prima. Il suo amico, conoscendo la casa produttrice dei sanitari acquistati dal signor Luzzi, non poteva credere ad un calo di livello della produzione, cosa secondo lui impossibile per un azienda seria e che faceva dell'esportazione il suo punto di forza. E fu qui che venni chiamato in causa per dare il mio parere. E il mio parere non poteva che essere il seguente, il peso non fa la qualità. Da dove mi viene questa certezza? Conosco il mondo della ceramica, conosco il modo di produrre, conosco la materia prima, e conosco i produttori. Dovetti quindi spiegare come si produce un sanitario in ceramica, come si produce oggi, e come si produceva 100 anni fa, cioè nello stesso modo. La ceramica non è altro che un impasto, un impasto ben dosato, calibrato e perfezionato nei secoli, con da sempre gli stessi ingredienti, caolino, argilla, quarzo e feldspato, ben miscelati, infornati e  quindi cotti ad alte temperature.
La variabile di peso riscontrata dal signor Luzzi, non aveva quindi origine da un abbassamento qualitativo della materia prima, ma bensì era imputato semplicemente alla forma del sanitario stesso.
Dovete sapere infatti che il composto sopra citato viene versato in degli stampi, stampi composti normalmente da 2 o 3 parti, che, ad avvenuta essiccazione del composto, vengono aperti e quindi riutilizzati, con una durata che va dalle 90 alle 100 forme ottenute. Quindi il peso del sanitario è semplicemente dato dalla forma dello stampo, dalla facilità con cui si dovrà aprire per il nuovo utilizzo, anche perché, il costo del sanitario stesso è dato solo in minima parte dalla quantità di impasto presente nello stesso, ma bensì è una somma che andrà divisa tra: mano d'opera, il costo dello stampo stesso, l'energia assorbita da un forno che porta il tutto ad una temperatura di 1300 gradi circa, il designer che quel sanitario ha creato, pubblicità e mille alte voci che non sto qui ad elencare.
Approfondiremo l'argomento, veramente interessante, in uno dei prossimi articoli. Per ora chiudo tornando all'inizio, il peso non fa la qualità, non sempre, e comunque sicuramente non nella ceramica.

mercoledì 19 novembre 2014

Sapone da bucato fatto in casa

Sapone fatto in casa e lavapanni, antiche tradizioni andate perdute

Una tradizione familiare, che ormai è caduta in disuso, è la creazione del sapone da bucato fatta in casa. Quest'usanza corrispondeva al periodo dell'anno in cui si macellavano i maiali. Un ingrediente principale del sapone per “panni” è proprio lo strutto.

Calderoni, olio di oliva usato e strutto, erano componenti base di rito familiare per ottenere il bene amato sapone, da portare (insieme ai panni sporchi) nei fiumi o nei lavatoi comunali.
Quest'ultimi erano proprio dei veri confessionali per le nostre nonne. Nei lavatoi comunali si parlava, ci si raccontava e si dava libero sfogo alla fantasia. Luoghi “sociali” che spesso servivano come ritrovo dopo giornate intere passate ad occuparsi della casa, figli e campagna.

Negli anni '50, circa, con l'avvento dell'industria e quindi delle lavatrici, l'usanza è svanita pian pianino, e di quelle giornate passate a strofinare rimane un lontano eco e una foto sgualcita in un vecchio album fotografico. Ma torniamo alla preparazione del sapone, come già detto prima, uno degli ingredienti fondamentali era il grasso, lo strutto come grasso animale, ma andava bene anche l'olio vecchio, fritto, o addirittura il fondo degli orci. Il procedimento era lungo e faticoso, una delle incombenze peggiori delle nostre antenate, ma comunque un dovere verso la famiglia e verso se stesse. Ora vi spiego il procedimento.
Il grasso, animale o vegetale che fosse, veniva pesato e poi diluito in un recipiente chiamato Cardara, la proporzione giusta da tenere era 1 kg di grasso per mezzo litro di acqua. Il tutto veniva messo sul fuoco, normalmente si usava il classico 3 piedi alimentato da fuoco di legna. Prima che salisse troppo la temperatura, veniva aggiunta della soda, la proporzione qui era di 5 a 1, in pratica, 1 kg di soda per ogni 5 kg di grasso e acqua. E qui iniziava il vero lavoro delle nostre nonne, il tutto doveva essere continuamente mescolato con un lungo mestolo molto resistente, che il nonno gli aveva intagliato (o più probabilmente comprato), senza portare mai il composto all'ebollizione. Immaginatevi la scena, la classica aia di campagna, in un angolo al riparo dal vento si vedeva questo pentolone su di un tre piedi. Il fuoco sotto scintillava, la nostra ava, la mia come quella di chiunque altra , intenta a mescolare il tutto, le maniche della vestaglia tirate su fino ai gomiti, i capelli che uscivano fuori dall'immancabile fazzoletto portato sulla testa, una espressione tirata dovuta dallo sforzo della mescolatura, accecata ogni tanto da un rivolo di fumo che saliva quasi dispettoso.

Di fianco magari la nostra mamma, che all'epoca aveva si e no 3 anni, che la guardava masticando, o perlomeno cercava di farlo, un tozzo di pane raffermo. Il tutto avvolto da quella quella nebbiolina mattutina dei giorni di primavera, nebbiolina che appastellava i colori, li rendeva tenui, lontani, qualche gallina che passava beccando qualcosa che vedeva solo lei, ecco questa era l'epoca del sapone fatto a mano, un lontano ricordo sulla ormai sbiadita foto che ogni tanto troviamo appesa in qualche casa, un tempo che fu, un colore che fu, quasi un altro mondo. Ma torniamo al sapone, credo di essermi fatta prendere la mano, il sapone dicevamo, doveva essere mescolato continuamente fin quando alzando il mestolo la pasta non filava.
A questo punto il calderone veniva tolto dal fuoco continuando però la mescolatura, aspettando che iniziasse a raffreddarsi. Veniva quindi lasciato nel pentolone fino al giorno successivo, si staccava il tutto e lo si poneva sopra una tavola di legno dove, con un coltello bagnato, lo si tagliava nei formati più pratici per il futuro utilizzo. I pezzi così tagliati venivano quindi posti in luogo arieggiato per far si che si seccassero nella giusta maniera. Spero che dopo aver letto questo piccolo articolo, guarderete con un occhio diverso il vostro lavatoio, e vi farà piacere tenere in bella mostra un pezzo di sapone da bucato, non lo vedrete più come un qualcosa di fuori posto, ma una parte dell'arredamento, un vezzo sul vostro lavapanni, un ricordo dei tempi che furono, un merito alle nostre antenate, una foto in bianco e nero che vedremo solo noi, ma che sappiamo bella e colorata come merita un bel pensiero.

Oggi possiamo comprare qualsiasi tipo di sapone in polvere, liquido in pastiglie e via dicendo, e per il nostro arredo lavanderia, possiamo scegliere tra lavapanni con mobile e mobili porta lavatrice, sicuramente il fascino del sapone tradizionale non può essere sostituito con nulla, solo con qualche foto antica e con i nostri più remoti ricordi d'infanzia.

lunedì 8 luglio 2013

Segnaposto e Sacchetti per bomboniere

Segnaposto e Sacchetti per bomboniere – Cenni Storici Nasce probabilmente in Francia nel secolo XVIII la bomboniera. Nata per racchiudere “bonbon” questa scatolina preziosa piena di dolcetti veniva portata e tenuta gelosamente dalle signore nelle proprie abitazioni. Creata per farsi ricordare e di buon augurio la bomboniera prese poi forme diverse. Ciotoline, coppe, tutte pronte a racchiudere dolcissime golosità. Si diffuse velocemente l’idea di lasciar un ricordo e la bomboniera perse nel tempo la sua forma contenitiva diventando semplicemente un oggetto che ricordava il felice giorno di persone care. Fatta di materiali di vario tipo, dall’argento massiccio al vetro, se ne trovano un’infinità di modelli e tipologie. Piccole e preziose quelle d’argento, limoges, cristallo, porcellana. Più d’effetto quelle in vetro e ceramica e non ultime ma usate soprattutto per cerimonie diverse dal matrimonio quelle in resina. Ultimamente in Italia per i piccoli oggetti si tende ad escludere la scatola appoggiandoli ove sia possibile su grandi sacchetti di stoffe pregiate. Le accompagnano confetti di tantissimi tipi e gusti. Il più usato ed indicato al matrimonio è sicuramente quello alla mandorla che regala un gusto raffinato al palato. Più divertenti e spiritosi i confetti a gusti come il limone, la fragola, il cioccolato e quelli colorati o con nocciole che ben si adattano a cerimonie originali. Nel tempo si è presa l’usanza, soprattutto nelle cerimonie come il matrimonio, di lasciar uno o più confetti sul tavolo come ringraziamento ad ogni commensale accompagnato da un piccolo bouquet o nastro o sacchetto per confetti. Questo usanza non poco suggestiva crea sul tavolo una decorazione un’uniforme ed elegante che lascia spazio alla fantasia con innumerevoli creazioni. Fiocchi, mazzolini, fiori di stoffa, piccoli oggetti su un sacchetto, delicati nastri riescono a dare insieme ai fiori del tavolo un’effetto davvero sorprendente. Da non dimenticare che vanno sempre accompagnati al tovagliato e ai fiori del centro tavola per non creare disarmonia. Devono essere consoni all’ambiente (villa, agriturismo, ecc.) e alla cerimonia (elegante, originale, informale) nonché dove possibile al colore dei nastri e fiori usato per le bomboniere. Per questo molto spesso il lavoro dello staff di Piccoli Pensieri è quello di creare segnaposto e confezioni bomboniere che ben rappresentino la cerimonia e che diano a quel giorno uno stile ben definito, uno per ogni sposa, uno per ogni evento. Il nostro lavoro nasce come frutto di passione di anni per la decorazione e la ricerca del particolare. Abbiamo selezionato nel tempo piccoli oggetti per bomboniera difficili da chiudere in un cassetto tanto son delicati e belli, romantici e divertenti segnaposto, sacchetti raffinati e colorati, piccoli omaggi che hanno del prezioso sia nella fattezza che nella confezione. Amiamo la qualità che non ha sempre un costo elevato. Spesso ci sono soluzioni raffinate e di grande effetto per tutti i tipi di spesa. All’interno della Maison Bleu a Colleferro sono presenti molti di questi articoli, e molti modi di presentarlo, e molti ancora ne inventeremo per rendere il giorno del tuo matrimonio un giorno unico! Segnaposto e Sacchetti per bomboniere - http://www.piccolipensieri.info/

venerdì 5 aprile 2013

Fotografia, storia e utilizzi moderni

La fotografia è il risultato della combinazione di più scoperte tecniche. Molto prima che le prime fotografie vennero alla luce, il filosofo cinese Mo Di ed il matematico greco Aristotele descrissero un foro stenopeico, Antemio di Tralles matematico bizantino ha utilizzato un tipo di camera oscura nei suoi esperimenti, Ibn al-Haytham ha studiato la camera oscura ed il foro stenopeico, Alberto Magno scoprì il nitrato d'argento e Georges Fabricius scoprì cloruro d'argento, e così via per molti altri che con le loro idee e scoperte hanno portato, unendosi (non fisicamente, visto che sarebbe impossibile), alla creazione finale, e cioè la fotografia.
la Fotografia a colori è stato scoperta a partire dalla metà del 19° secolo. I primi esperimenti di colore necessitavano di un esposizione estremamente lunga (ore e addirittura giorni), inoltre il colore non si "fissava" e quando la fotografia veniva esposta alla luce bianca, il colore andava via. La prima fotografia a colori permanente è stata fatta nel 1861 secondo il principio della separazione dei tre colori, pubblicato dal fisico James Clerk Maxwell nel 1855.
Nel 1981, la Sony ha presentato la prima fotocamera diretta al consumatore che non necessitava della pellicola: la Sony Mavica. che salvava le immagini su disco, ma la fotocamera non era ancora completamente digitale.
Nel 1991, Kodak ha presentato la DCS 100, la prima fotocamera disponibile in commercio come digitale reflex. Il suo costo elevato ha precluso l'acquisto al pubblico, prediligendo l'utilizzo al fotogiornalismo ed alla fotografia professionale.
Le successive produzioni invece hanno portato alla luce prodotti più economici ed alla portata di tutti, rendendo la fotografia home made un fenomeno di massa.
Non dimentichiamo che fare una foto non è solo la qualità del materiale (fotocamera e obiettivo), ma anche la capacità di inquadrare il soggetto, l'esposizione alla luce e la creatività, pertanto se per caso voleste delle foto per la vostra laurea, il battesimo del vostro bambino o le foto del vostro matrimonio, il consiglio è quello di contattare un fotografo di matrimonio professionista con anni di esperienza alle spalle, state certi che non avrete brutte sorprese quando andrete a visualizzare le immagini sul vostro computer.