mercoledì 19 novembre 2014

Sapone da bucato fatto in casa

Sapone fatto in casa e lavapanni, antiche tradizioni andate perdute

Una tradizione familiare, che ormai è caduta in disuso, è la creazione del sapone da bucato fatta in casa. Quest'usanza corrispondeva al periodo dell'anno in cui si macellavano i maiali. Un ingrediente principale del sapone per “panni” è proprio lo strutto.

Calderoni, olio di oliva usato e strutto, erano componenti base di rito familiare per ottenere il bene amato sapone, da portare (insieme ai panni sporchi) nei fiumi o nei lavatoi comunali.
Quest'ultimi erano proprio dei veri confessionali per le nostre nonne. Nei lavatoi comunali si parlava, ci si raccontava e si dava libero sfogo alla fantasia. Luoghi “sociali” che spesso servivano come ritrovo dopo giornate intere passate ad occuparsi della casa, figli e campagna.

Negli anni '50, circa, con l'avvento dell'industria e quindi delle lavatrici, l'usanza è svanita pian pianino, e di quelle giornate passate a strofinare rimane un lontano eco e una foto sgualcita in un vecchio album fotografico. Ma torniamo alla preparazione del sapone, come già detto prima, uno degli ingredienti fondamentali era il grasso, lo strutto come grasso animale, ma andava bene anche l'olio vecchio, fritto, o addirittura il fondo degli orci. Il procedimento era lungo e faticoso, una delle incombenze peggiori delle nostre antenate, ma comunque un dovere verso la famiglia e verso se stesse. Ora vi spiego il procedimento.
Il grasso, animale o vegetale che fosse, veniva pesato e poi diluito in un recipiente chiamato Cardara, la proporzione giusta da tenere era 1 kg di grasso per mezzo litro di acqua. Il tutto veniva messo sul fuoco, normalmente si usava il classico 3 piedi alimentato da fuoco di legna. Prima che salisse troppo la temperatura, veniva aggiunta della soda, la proporzione qui era di 5 a 1, in pratica, 1 kg di soda per ogni 5 kg di grasso e acqua. E qui iniziava il vero lavoro delle nostre nonne, il tutto doveva essere continuamente mescolato con un lungo mestolo molto resistente, che il nonno gli aveva intagliato (o più probabilmente comprato), senza portare mai il composto all'ebollizione. Immaginatevi la scena, la classica aia di campagna, in un angolo al riparo dal vento si vedeva questo pentolone su di un tre piedi. Il fuoco sotto scintillava, la nostra ava, la mia come quella di chiunque altra , intenta a mescolare il tutto, le maniche della vestaglia tirate su fino ai gomiti, i capelli che uscivano fuori dall'immancabile fazzoletto portato sulla testa, una espressione tirata dovuta dallo sforzo della mescolatura, accecata ogni tanto da un rivolo di fumo che saliva quasi dispettoso.

Di fianco magari la nostra mamma, che all'epoca aveva si e no 3 anni, che la guardava masticando, o perlomeno cercava di farlo, un tozzo di pane raffermo. Il tutto avvolto da quella quella nebbiolina mattutina dei giorni di primavera, nebbiolina che appastellava i colori, li rendeva tenui, lontani, qualche gallina che passava beccando qualcosa che vedeva solo lei, ecco questa era l'epoca del sapone fatto a mano, un lontano ricordo sulla ormai sbiadita foto che ogni tanto troviamo appesa in qualche casa, un tempo che fu, un colore che fu, quasi un altro mondo. Ma torniamo al sapone, credo di essermi fatta prendere la mano, il sapone dicevamo, doveva essere mescolato continuamente fin quando alzando il mestolo la pasta non filava.
A questo punto il calderone veniva tolto dal fuoco continuando però la mescolatura, aspettando che iniziasse a raffreddarsi. Veniva quindi lasciato nel pentolone fino al giorno successivo, si staccava il tutto e lo si poneva sopra una tavola di legno dove, con un coltello bagnato, lo si tagliava nei formati più pratici per il futuro utilizzo. I pezzi così tagliati venivano quindi posti in luogo arieggiato per far si che si seccassero nella giusta maniera. Spero che dopo aver letto questo piccolo articolo, guarderete con un occhio diverso il vostro lavatoio, e vi farà piacere tenere in bella mostra un pezzo di sapone da bucato, non lo vedrete più come un qualcosa di fuori posto, ma una parte dell'arredamento, un vezzo sul vostro lavapanni, un ricordo dei tempi che furono, un merito alle nostre antenate, una foto in bianco e nero che vedremo solo noi, ma che sappiamo bella e colorata come merita un bel pensiero.

Oggi possiamo comprare qualsiasi tipo di sapone in polvere, liquido in pastiglie e via dicendo, e per il nostro arredo lavanderia, possiamo scegliere tra lavapanni con mobile e mobili porta lavatrice, sicuramente il fascino del sapone tradizionale non può essere sostituito con nulla, solo con qualche foto antica e con i nostri più remoti ricordi d'infanzia.

lunedì 8 luglio 2013

Segnaposto e Sacchetti per bomboniere

Segnaposto e Sacchetti per bomboniere – Cenni Storici Nasce probabilmente in Francia nel secolo XVIII la bomboniera. Nata per racchiudere “bonbon” questa scatolina preziosa piena di dolcetti veniva portata e tenuta gelosamente dalle signore nelle proprie abitazioni. Creata per farsi ricordare e di buon augurio la bomboniera prese poi forme diverse. Ciotoline, coppe, tutte pronte a racchiudere dolcissime golosità. Si diffuse velocemente l’idea di lasciar un ricordo e la bomboniera perse nel tempo la sua forma contenitiva diventando semplicemente un oggetto che ricordava il felice giorno di persone care. Fatta di materiali di vario tipo, dall’argento massiccio al vetro, se ne trovano un’infinità di modelli e tipologie. Piccole e preziose quelle d’argento, limoges, cristallo, porcellana. Più d’effetto quelle in vetro e ceramica e non ultime ma usate soprattutto per cerimonie diverse dal matrimonio quelle in resina. Ultimamente in Italia per i piccoli oggetti si tende ad escludere la scatola appoggiandoli ove sia possibile su grandi sacchetti di stoffe pregiate. Le accompagnano confetti di tantissimi tipi e gusti. Il più usato ed indicato al matrimonio è sicuramente quello alla mandorla che regala un gusto raffinato al palato. Più divertenti e spiritosi i confetti a gusti come il limone, la fragola, il cioccolato e quelli colorati o con nocciole che ben si adattano a cerimonie originali. Nel tempo si è presa l’usanza, soprattutto nelle cerimonie come il matrimonio, di lasciar uno o più confetti sul tavolo come ringraziamento ad ogni commensale accompagnato da un piccolo bouquet o nastro o sacchetto per confetti. Questo usanza non poco suggestiva crea sul tavolo una decorazione un’uniforme ed elegante che lascia spazio alla fantasia con innumerevoli creazioni. Fiocchi, mazzolini, fiori di stoffa, piccoli oggetti su un sacchetto, delicati nastri riescono a dare insieme ai fiori del tavolo un’effetto davvero sorprendente. Da non dimenticare che vanno sempre accompagnati al tovagliato e ai fiori del centro tavola per non creare disarmonia. Devono essere consoni all’ambiente (villa, agriturismo, ecc.) e alla cerimonia (elegante, originale, informale) nonché dove possibile al colore dei nastri e fiori usato per le bomboniere. Per questo molto spesso il lavoro dello staff di Piccoli Pensieri è quello di creare segnaposto e confezioni bomboniere che ben rappresentino la cerimonia e che diano a quel giorno uno stile ben definito, uno per ogni sposa, uno per ogni evento. Il nostro lavoro nasce come frutto di passione di anni per la decorazione e la ricerca del particolare. Abbiamo selezionato nel tempo piccoli oggetti per bomboniera difficili da chiudere in un cassetto tanto son delicati e belli, romantici e divertenti segnaposto, sacchetti raffinati e colorati, piccoli omaggi che hanno del prezioso sia nella fattezza che nella confezione. Amiamo la qualità che non ha sempre un costo elevato. Spesso ci sono soluzioni raffinate e di grande effetto per tutti i tipi di spesa. All’interno della Maison Bleu a Colleferro sono presenti molti di questi articoli, e molti modi di presentarlo, e molti ancora ne inventeremo per rendere il giorno del tuo matrimonio un giorno unico! Segnaposto e Sacchetti per bomboniere - http://www.piccolipensieri.info/

venerdì 5 aprile 2013

Fotografia, storia e utilizzi moderni

La fotografia è il risultato della combinazione di più scoperte tecniche. Molto prima che le prime fotografie vennero alla luce, il filosofo cinese Mo Di ed il matematico greco Aristotele descrissero un foro stenopeico, Antemio di Tralles matematico bizantino ha utilizzato un tipo di camera oscura nei suoi esperimenti, Ibn al-Haytham ha studiato la camera oscura ed il foro stenopeico, Alberto Magno scoprì il nitrato d'argento e Georges Fabricius scoprì cloruro d'argento, e così via per molti altri che con le loro idee e scoperte hanno portato, unendosi (non fisicamente, visto che sarebbe impossibile), alla creazione finale, e cioè la fotografia.
la Fotografia a colori è stato scoperta a partire dalla metà del 19° secolo. I primi esperimenti di colore necessitavano di un esposizione estremamente lunga (ore e addirittura giorni), inoltre il colore non si "fissava" e quando la fotografia veniva esposta alla luce bianca, il colore andava via. La prima fotografia a colori permanente è stata fatta nel 1861 secondo il principio della separazione dei tre colori, pubblicato dal fisico James Clerk Maxwell nel 1855.
Nel 1981, la Sony ha presentato la prima fotocamera diretta al consumatore che non necessitava della pellicola: la Sony Mavica. che salvava le immagini su disco, ma la fotocamera non era ancora completamente digitale.
Nel 1991, Kodak ha presentato la DCS 100, la prima fotocamera disponibile in commercio come digitale reflex. Il suo costo elevato ha precluso l'acquisto al pubblico, prediligendo l'utilizzo al fotogiornalismo ed alla fotografia professionale.
Le successive produzioni invece hanno portato alla luce prodotti più economici ed alla portata di tutti, rendendo la fotografia home made un fenomeno di massa.
Non dimentichiamo che fare una foto non è solo la qualità del materiale (fotocamera e obiettivo), ma anche la capacità di inquadrare il soggetto, l'esposizione alla luce e la creatività, pertanto se per caso voleste delle foto per la vostra laurea, il battesimo del vostro bambino o le foto del vostro matrimonio, il consiglio è quello di contattare un fotografo di matrimonio professionista con anni di esperienza alle spalle, state certi che non avrete brutte sorprese quando andrete a visualizzare le immagini sul vostro computer.

lunedì 22 ottobre 2012

Regali di natale vendita online

Come oramai noto, il mondo continua ad evolversi in direzione della tecnologia e del desiderio sempre più irrefrenabile di demandare il nostro lavoro a dei comandi automatizzati, che esso sia il solo leggere il giornale con il nostro smartphone, inviare il segnale alla lavatrice di accendersi o al frigo di fare la spesa.
Anche se tutti nel proprio inconscio credono che questo tipo di vita sia da evitare o da ridurre a vantaggio di uno stile più "salutare" (chi non immagina una casa in campagna con alberi di olive ed ulivi?), nessuno riesce a farne a meno, come una droga che ti prende e non ti lascia più.

Partendo da questo pressupposto, non ci rimane comunque che adattarci alle novità che il mondo ci propone e di sfruttarle al meglio.

Una di queste è la vendita online, cioè i siti e-commerce che ci permettono di acquistare comodamente da casa prodotto e servizi, solitamente a costi più vantaggiosi di quelli del negozio tradizionale.
Se da un lato c'è il vantaggio di non doversi spostare e di pagare meno, dall'altro, soprattutto per certi tipi di prodotti, diventa difficile usare i mezzi dell'e-commerce, come ad esempio se dobbiamo provarci un paio di scarpe o un vestito (a meno che non andiamo su scelte già fatte in precedenza e le nostre taglie non sono cambiate), per quanto riguarda invece prodotti non misurabili la cosa si fa più interessante, insomma un Galaxy S3 o un iphone è conosciuto da tutti, non c'è bisogno di provarlo.
Nella stessa fascia di prodotti ci sono anche gli Articoli da regalo, e proprio ora che si avvicina il Natale e molti di noi non sanno proprio dove andare a parare, ecco che l'idea di essere supportati da un sito di vendita regali di Natale online ci viene in aiuto.

martedì 11 settembre 2012

Ortopedia, storia, consigli e prodotti sanitari e ortopedici

L'ortopedia è la disciplina medica che si occupa dello studio dell'apparato locomotore.
I medici ortopedici specialisti studiano i trattamenti e la diagnosi dei problemi del sistema muscolo-scheletrico, che comprende ossa, articolazioni, muscoli, nervi, legamenti, tendini. L'attuale ambito d'azione di questa disciplina comprende anche prevenzione e  cura delle malformazioni congenite e acquisite dell'apparato locomotore, oltre che la diagnostica e la terapia di malattie che hanno localizzazione in tutti gli organi di sostegno e di movimento, come arti e colonna vertebrale.

Della disciplina ortopedica ne fa parte anche la chirurgia ortopedica, cioè il trattamento chirurgico delle relative patologie e affezioni.

Altri tipi di professionisti offrono invece opzioni non-chirurgiche per il trattamento e la cura dei problemi ortopedici, quali fisioterapia, podologia, la kinesiologia, la chiropratica e la terapia occupazionale.

Ippocrate fu il precursore dei primi dispositivi ortopedici, intorno al IV secolo a.C. Egli, secondo il princìpio di immobilizzazione dell'osso e dell'articolazione mise a punto una tavola di legno per ridurre le lussazioni e le fratture. Sempre grazie a lui si deve la tecnica, ancora attuale, per la riduzione della lussazione della spalla. L'ortopedia venne esercitata fino all'inizio del 1800 solamente da medici in istituti specializzati, ad esempio quello di Jean André Venel in Svizzera, di J. Mathieu Delpech a Montpellier o quello di Charles Pravaz a Parigi. Poco più avanti apparve la pratica della tenotomia per raddrizzare i piedi deformi, curare diverse posture viziose e per le scoliosi. Sempre nel 1800 il dottor Pravaz riuscì a ridurre le lussazioni d’anca tramite l’uso di carrelli e apparecchi di estensione.

Altri pionieri dell’ortopedia furono sicuramente il chirurgo britannico William Arbuthnot-Lane, che nel 1881 sviluppò la tecnica dell'osteosintesi, volta al trattamento delle fratture (e che consiste nel fissare sull'osso delle placche con viti per immobilizzarlo aspettando che lo stesso si risaldi) e Gluch, che nel 1890 mise a punto la prima protesi per ginocchio interna in avorio che funzionava con una cerniera.

Nell’ortopedia moderna le patologie vengono spesso curate tramite le ortesi. Per ortesi si intende un'apparecchiatura ortopedica, un dispositivo medico, un tutore, volto ad aiutare il paziente in una sua funzione. La definizione di ortesi è “dispositivo esterno utilizzato al fine di modificare le caratteristiche strutturali o funzionali dell' apparato neuro-muscolo-scheletrico” ed è stata introdotta dall'Organizzazione Internazionale degli Standard. In commercio si possono trovare sia prodotti industriali (ortesi standardizzate), sia prodotti fabbricati su misura da officine ortopediche.

I collari cervicali, le cinture lombari steccate (o busti ortopedici-corsetti), le cavigliere, le ginocchiere, tutori per anca o per polso sono vari esempi di ortesi. Generalmente la loro funzione è quella di immobilizzare relativamente un'articolazione colpita da traumi, distorsioni dei legamenti (o anche artrosi), ma anche in fuzione di un post-operatorio chirurgico; altri impieghi sono quello di supporto alla riabilitazione funzionale e a scopo preventivo in casi di osteoporosi o cedimenti ossei.

Una prima classificazione delle ortesi è fatta in base alla zona del corpo su cui viene indossata (ortesi di tronco, di arto superiore e di arto inferiore). Riguardo quelle per arto inferiore si ha un'ulteriore divisione: le ortesi per il solo piede, come ad esempio i plantari, le ortesi fino alla tibio tarsica, fino al ginocchio e quelle che comprendono anche l'anca.

Oltre alle ortesi troviamo anche le protesi, ovvero componenti atte a sostituire (anche solo in parte) un segmento scheletrico del corpo umano restituendo immagine corporea e funzionalità dopo eventi come post-traumi o per cause congenite.

Queste si dividono in protesi esterne chiamate esoprotesi, e protesi interne, le endoprotesi.
Le esoprotesi sono dispositivi medici, fabbricati su misura da protesisti ortopedici tramite tecnologie artigianali e/o sistemi CAD/CAM e hanno principalmente il compito di sostituire sia la morfologia che la funzionalità di un arto amputato. Si suddividono in protesi di arto superiore e protesi di arto inferiore.

I dispositivi di queste due categorie in realtà posso avere funzioni ben diverse tra loro. Quelli per arti superiori devono rispondere soprattutto ai complessi meccanismi funzionali (oltre che estetici) dell’arto naturale integrando sempre più sistemi elettronici per svolgere operazioni e motricità; differentemente le protesi per arti inferiori hanno come scopo principale quello di permettere a un soggetto amputato la deambulazione. Numerosi studi di biomeccanica e cinematica del passo hanno permesso lo sviluppo e la costruzione di componenti articolari di altissimo livello sia per usi quotidiani che per usi sportivo-agonistici.

Le endoprotesi, sono invece componenti di impianto esclusivamente chirurgico che restituiscono funzionalità articolare. La chirurgia ortopedica utilizza vari tipi di endoprotesi, ognuna studiata per sostituire nel modo più efficiente le diverse componenti scheletriche come il ginocchio, l’anca, la colonna vertebrale. Ognuna di queste endoprotesi rispecchia il più possibile la morfologia e la funzionalità della parte che verrà sostituita.

Per farvi un idea di quanti e quali prodotti possano esistere in merito all'argomento trattato, vi consigliamo di visitare il sito www.sanitariailgiglio.com .